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Vestizione del kimono

着物

05256Il kimono (letteralmente “cosa che si indossa, indumento”, da mono, cosa e ki, radice del verbo kiru, indossare), è il costume nazionale giapponese che si indossa in ogni occasione seguendo un preciso codice. Il kimono ha mantenuto la stessa forma originaria che risale al periodo Nara (VIII sec.), epoca ancora sotto l’influenza culturale della Cina dei Tang. Una pezza di tessuto che, chiusa sovrapponendo il lato sinistro a quello destro, forma con l’angolo delle maniche una grossa T. Viene tenuto chiuso dall’uso di una lunga fascia variamente annodata, l’obi. Questo circonda più volte il corpo femminile stringendolo in una sorta di elegante corazza, va annodato a una altezza prestabilita (variabile a seconda dell’età della donna) e legato sulla schiena per mezzo di un nodo la cui forma cambierà a seconda dell’occasione e dell’età di chi lo indossa. Il kimono è costituito da varie parti, ciascuna delle quali ha un nome specifico: hada-juban (abbigliamento intimo), naga-juban (sottoveste), han’eri (colletto decorativo). Ed è accompagnato da vari accessori fra cui i tabi, calze infradito bianche che ben si adattano alle calzature tradizionali, gli zōri. Ogni donna giapponese, quando indossa il kimono, segue un codice che le permette di scegliere il kimono adatto all’occasione, cui accostare correttamente lo obi e gli accessori più indicati. Questo codice, che potremmo definire una vera e propria grammatica del kimono, si declina attraverso alcune variabili da tenere sempre presenti: il livello di formalità, l’età, la stagione. L’età di chi lo indossa è un importante elemento condizionante la scelta del kimono. Questa determina sia il tipo che i colori e i motivi decorativi. Una giovane donna nubile, in occasione di cerimonie (per esempio Capodanno o la Cerimonia per la maggiore età, il 15 gennaio) indosserà sempre il furisode (lett. “maniche fluttuanti”), o  kimono dalle maniche ampie e lunghe sino a un metro, mentre una donna sposata indosserà il tomesode, con le maniche più corte. Inoltre la posizione del disegno sul kimono è indicativa dell’età della donna: più i disegni sono collocati in basso, verso l’orlo, più si addicono alle donne mature le quali, per quanto riguarda i colori, prediligeranno toni smorzati. Ma saranno poi le stagioni a dettare la scelta dei colori, dei motivi decorativi, oltre ovviamente che del tipo di kimono, che sarà più o meno pesante. La quantità e la complessità delle parti che compongono il kimono e la lunghezza e pesantezza dell’obi fanno sì che a volte si reputi necessaria la presenza di una persona che aiuti a indossarlo. La vestizione del kimono diventa allora una vera e propria cerimonia il cui rituale rimanda alla tradizione estetica classica del Giappone.

In occasione di Sogno d’oriente,  la vestizione del kimono verrà presentata dalla maestra Tomoko Hoashi con il commento di Rossella Marangoni, dell’Associazione Italiana per gli Studi Giapponesi (Aistugia).

Tomoko HOASHI

Sin dalla giovane età di diciotto anni, ho iniziato a studiare e praticare in Giappone la cerimonia del Tè. L’ho fatto fino alla mia partenza per Londra, dove sono rimasta per 2 anni e mezzo. Dopo tanto tempo, ho avuto a Milano l’occasione di ricominciare a praticare la cerimonia del Tè con la Maestra Nojiri Sōmei insieme ad Alberto Moro e ad altri. Sono passati quasi cinque anni e sto ancora studiando: lo studio della Via del Tè è infinito, dura tutta la vita. Parallelamente si è sviluppato il mio interesse per i kimono. A diciotto anni non ero ancora in grado di indossarne uno. È stato grazie alla maestra di cerimonia del tè Kajiwara Sōkei che ho imparato, perché mi propose di indossare il kimono per fare pratica di cerimonia del tè almeno 2 domeniche al mese. L’inverno, con il freddo, indossavo il kimono di lana o di seta; l’estate, invece, lo yukata di cotone o il kimono in poliestere lavabile. La mattina della domenica, quando ero con lei, raccoglievo i fiori in giardino, li disponevo nel tokonoma, così piano piano ho imparato tante cose oltre alla cerimonia del tè. Ho anche frequentato la scuola “Nippon sōdō” specializzata nella tecnica di indossare i kimono e ho acquisito le tecniche necessarie per indossare tutti i tipi di kimono: in cotone (yukata), di lana, di seta, informali e da cerimonia. Invece la vestizione della  OIRAN e della GEISHA, le ho imparate 3 anni fa dalla maestra MARIKA, grande specialista in Giappone per la vestizione e l’acconciatura  della OIRAN. Quando torno in Giappone ogni volta mi insegna nuove tecniche di vestizione  e di acconciatura. La mia conoscenza è servita a studiare meglio la cerimonia del tè che ho iniziato nel 1967.

 

Rossella Marangoni

Nipponista milanese, si è laureata in Lingua e Letteratura Giapponese presso l’Università di Torino.  Ha scritto saggi sulla cultura giapponese e tiene conferenze, corsi e seminari presso alcune istituzioni milanesi, in particolare su tematiche collegate all’esperienza del sacro in Giappone e alla cultura teatrale ed estetica del periodo Edo (1603-1858). È  membro dell’Associazione Italiana di Studi Giapponesi. Ha compiuto numerosi viaggi di studio in Giappone. È autrice di Zen, dizionario iconografico, opera tradotta in più lingue e di numerosi saggi sulla cultura giapponese. Ha curato l’organizzazione culturale di alcune manifestazioni dedicate al Giappone tra cui Giappone sui navigli ed è direttore artistico del festival Japan SunDays di Milano. Nel 2011 ha fondato con Marilia Albanese e Carmen Covito il sito e la rivista online “AsiaTeatro.it” di cui cura la sezione giapponese. Il suo sito è “A Oriente di dove” www.rossellamarangoni.it